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Il comune di Albera Ligure appartiene a: Regione Piemonte - Provincia di Alessandria

Chiesa dei Santi Fortunato e Matteo (X Sec.)

Nome Descrizione
Indirizzo Frazione Vendersi
Tra le fondazioni monastiche più antiche di questa regione vi fu l’Abbazia di Vendersi originariamente dedicata a S. Pietro. Distrutta una prima volta nel primo quarantennio del X secolo “a perversis hominibus” forse Saraceni, come citato in un diploma di Ottone II del 5 giugno 976, alla metà del X secolo la struttura versava in precarie condizioni “iam quasi profanatam et velut omnino annullatam” cioè quasi interamente abbandonata, secondo quanto emerge da un atto del Vescovo di Tortona Giseprando del 946. Dalla lettura dello stesso atto si apprende che l'Abbazia era stata donata da Ugo, serenissimo Re d'Italia, alla chiesa tortonese in un periodo collocabile tra il 926 e il 931 e che già allora vi era inumato il corpo di San Fortunato Martire, del quale all'interno della Chiesa sono tuttora conservate le reliquie. Nello stesso atto Giseprando disponeva che ivi fossero insediati alcuni chierici e sacerdoti, assegnando sufficienti rendite per il loro sostentamento e per lo svolgimento del divino ministero. Con una Bolla del 13 aprile 1157 papa Adriano IV confermava il possesso alla chiesa tortonese della ricostruita Abbazia sostituendo l'originaria dedicazione a S. Pietro con quella a S. Fortunato. La tradizione afferma che essa andò nuovamente distrutta da una frana, di cui sono evidenti tuttora i segni, intorno al 1200 e addita una spianata, detta Pian dei Preti, sopra la villa di Vendersi a circa 1100 metri d'altitudine, come il luogo ove sorgeva l'antico complesso monastico. Più in alto una sorgente, detta Fontana Sacra, e il toponimo Pian Del Canale fanno presumere che da quei luoghi si derivasse l'acqua per l'abbazia. Oggi del cenobio non rimane traccia se non in ritrovamenti occasionali di antichi mattoni e nel coperchio di un sarcofago conservato all’interno dell'attuale Chiesa. Tale coperchio (2 m di lunghezza e 0,80 di larghezza), collocabile nell’Alto Medioevo con un possibile riutilizzo fino al primo periodo del medioevo centrale (XI sec.), presenta una semplice decorazione in granito monolitico con quattro acroteri laterali. La provenienza esterna del granito, l'unicità dell'oggetto in valle e le sue notevoli dimensioni sono testimonianza dell’importanza e del prestigio ricoperto dal cenobio in quegli anni e potrebbero indicare che l’abbazia venne fondata su avanzi di più antichi edifici. Dal coperchio, scorto a breve distanza dalla chiesa dopo essersi staccato dal sarcofago che durante la frana è probabilmente sprofondato nel terreno perché più pesante, si desume che la tomba fosse probabilmente destinata ad un personaggio di rango, forse all'abate fondatore dell'Abbazia o a qualche importante e nobile benefattore. La sepoltura poteva essere posta a vista o interrata fino all’altezza del coperchio, come si può ancora vedere in scavi di complessi di culto coevi a Riva Ligure (Imperia). Franata e distrutta l’abbazia una lapide di epoca successiva posta un tempo sulla porta della canonica di Albera e riportante la scritta“Alberiae Vindercii - ac S. Mariae - Feudum S. Romanae Ecclesiae - ac Episcopi Derthonensis - a monachis S. Benedicti - ad saecul. translatum ab Innocentio III“ testimoniava il passaggio, durante il papato di Innocenzo III (1198-1216), dei beni monastici di Vendersi al clero secolare e alla Pieve di Albera . Nel 1659, nel Sinodo del Vescovo di Tortona Mons. Settala, è nominata per la prima volta la doppia intitolazione della chiesa ai Santi Fortunato e Matteo, poiché ivi si veneravano, come oggi, le reliquie dei due Martiri. Intorno alla metà del ‘400 la comunità locale provvide all’erezione di una nuova chiesa, proprio sul pianoro ove ci troviamo e dal quale si gode uno splendido panorama sull'alta Val Borbera.

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